Di seguito un estratto dell’articolo sulle promozioni a tasso zero pubblicato su Uptrade di settembre (n. 10). Per leggere il testo integrale clicca QUI, oppure scarica la versione digitale dall’app di Uptrade su Google Play e App Store o abbonati direttamente alla versione cartacea della rivista.
Con l’inflazione il finanziamento degli acquisti non è più solo la risposta un problema di disponibilità finanziaria: può diventare una leva promozionale autonoma e perfino una fonte di reddito per il retailer.
Nella realtà del punto vendita si assiste a una situazione curiosa: nonostante l’Istat indichi rincari nell’ordine del 7-8%, molti prodotti sono proposti a condizioni ‘pre-inflazione’ con un tasso zero a 12 e perfino a 24 mesi. Un vero regalo per il consumatore, ma come è possibile?
In parte questo è dovuto al fatto che le grandi aziende del Credito al Consumo e i gruppi bancari che stanno loro dietro si riforniscono sul mercato ‘all’ingrosso’ dove i tassi sono ancora nell’ordine dell’1-2%. Diversi hanno fatto raccolta nei mesi in cui il denaro aveva addirittura un interesse negativo.
“Certo in un mercato come questo, dove i margini sono strutturalmente già molto compressi, la rottura degli equilibri su cui ci siamo basati per parecchi anni, non può non farsi sentire”, risponde Antonio Manari, Direttore Centrale Commerciale di Compass, “l’inversione di tendenza dai tassi di interesse praticamente negativi è ormai pienamente in atto dall’inizio di quest’anno e ciò ha comportato e comporta un fitto lavoro di rinegoziazione degli accordi che abbiamo con i nostri partner per trovare le soluzioni più adatte ad affrontarla. In generale, noi riteniamo che per il momento l’impatto più consistente si avrà sul Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale, indice che esprime il costo totale di un finanziamento comprensivo non solo degli interessi sull’importo finanziato, ma anche delle spese accessorie, come per esempio gli oneri di istruzione pratica, ndr)”.
Detto in altre parole. Il tasso zero ‘vero’cioè le formule che non prevedono davvero nessun costo per il finanziamento è finito con questa estate, a meno che non sia ‘finanziato’ dal retailer o dalla casa produttrice. In una prima fase le aziende del Credito al consumo si ‘rifaranno’ agendo sui costi accessori, quelli che fanno la differenza fra Tan (tasso annuo netto) e Taeg come le spese di apertura pratica ad esempio o l’invio periodico di comunicazioni e che in operazioni di breve durata e limitato importo possono creare marginalità all’intermediario finanziario.
Dello stesso avviso è David Scampati, Responsabile Mercati Retail di Findomestic, che su questo tema è molto netto: “Noi di Findomestic stiamo passando dal ‘tasso zero’ agli ‘interessi zero’, quindi torneremo al recupero delle spese di istruzione pratica. Il tasso zero non scomparirà, però non potrà più essere una formula sempre disponibile, mentre è prevedibile che sia utilizzata occasionalmente per specifiche fasi e campagne promozionali”.
Di fronte a una crescita del costo denaro che lo Bruno Gallian, Direttore Rete Partner di Agos Ducato definisce eloquentemente “settimanale” e “tumultuosa”, anche Agos Ducato cerca di rispondere con la rinegoziazione degli accordi di partenariato, uno dei quali, il rapporto di esclusiva con Unieuro, è stato rinnovato proprio di recente. E non a caso, nella ‘mistery shopping’ proprio in un punto vendita di Unieuro a Verona si è già verificata la coesistenza nella medesima campagna-volantino della formula 10 o 20 rate a tasso zero con quella 10×11 o 20×22 (importo totale dell’acquisto diviso per 10 o per 20 e moltiplicato per 11 o 22 rate da rimborsare rispettivamente), specificamente rivolta ad alcuni prodotti.
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