Electrolux, crisi dei chip 130 a rischio

La carenza di componenti si riverbera sull’occupazione della fabbrica di Porcia. A fine giugno i primi 27 contratti a tempo determinato non verranno rinnovati.
Una linea di montaggio di lavatrici

In Electrolux la carenza di chip inizia ad avere conseguenze dirette sull’occupazione. Nello stabilimento di Porcia sono a rischio 130 lavoratori con un contratto a termine e ora – lungo un arco temporale che va da fine giugno a gennaio 2023 – potrebbero non essere confermati.

I fermi produttivi per carenza di materiale sono stati almeno una decina da inizio anno e sono riusciti a compromettere in modo significativo il budget stanziato per quest’anno, e hanno avuto un impatto devastante sulle quattro linee di montaggio fino ad arrestare la Quattro quasi in modo definitivo.

Lo scenario ha iniziato a delinearsi fin dalla fine di maggio e nel corso di un incontro tra i sindacati dei metalmeccanici di Fim, Fiom e Uilm, e l’azienda si è concretizzato in tutta la sua gravità. La data dell’ufficializzazione dovrebbe essere quella del 23 giugno, durante un già convocato coordinamento in Electrolux che dovrà esaminare l’andamento del gruppo in Italia, dei volumi degli ordini, dagli obiettivi produttivi alle difficoltà – perduranti – delle forniture, fino ai risvolti occupazionali.

«Due anni fa – ricorda Walter Zoccolan, Rsu Fiom -, a fronte di una domanda sostenuta di elettrodomestici esplosa alla fine del lockdown, Electrolux ha ripreso ad assumere a Porcia per fronteggiare l’incremento degli ordini e il conseguente aumento della produzione».

Si sono contati circa 160 i “terministi” che hanno varcato i cancelli dello stabilimento, buona parte dei quali (oggi sono complessivamente 130) confermati alla scadenza dei primi 12 mesi, anche grazie alle deroghe concesse dal Governo che avevano consentito di superare i limiti imposti dal decreto Di Maio.

Poi sono cominciate a manifestarsi le prime difficoltà nella catena di fornitura di componenti, soprattutto dalla Cina ma non solo, che hanno spesso inceppato la produzione di lavabiancheria della fabbrica pordenonese.

Una situazione che si è ulteriormente aggravata quest’anno in cui, da gennaio a fine maggio, su circa 120 giorni lavorativi potenziali, Porcia è stata costretta a fermarsi almeno in 40. Non si prevede neppure che nella seconda metà dell’anno la situazione possa cambiare in meglio. Il recente lockdown cinese, che ha interessato decine di milioni di persone e di conseguenza ha bloccato le produzioni di diverse aziende di microprocessori, il fermo prima e il congestionamento poi del Porto di Shanghai sono i due elementi che condizioneranno per lungo tempo la logistica, senza dimenticare che i componenti elettronici sono diventati una merce rara, e ora sono oggetto di speculazione con il conseguente aumento di prezzi.

In attesa dell’ufficialità, che arriverà il 23, una buona parte dei 27 contratti a termine in scadenza a fine mese dovrebbe lasciare l’azienda. «La proposta che abbiamo avanzato – aggiunge Gianni Piccinin, segretario della Fim – è di valutare la possibilità di richiedere una deroga alla normativa, pure concessa in altre parti d’Italia, che vieta di andare oltre al secondo rinnovo di 12 mesi imponendo in questo modo o la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato, oppure la fine del rapporto di lavoro. Sarebbe un modo per Electrolux di mantenere professionalità che ha costruito in questi due anni e per i lavoratori di restare».

È intuibile che, non essendo le linee di montaggio a pieno regime, il ricorso alla cassa integrazione sarebbe la via obbligata. Se e come Electrolux valuterà l’ipotesi lo si saprà tra qualche settimana.

A livello di gruppo, lo stabilimento di Solaro (lavastoviglie) è quello che pare reggere meglio la situazione contingente. Il tipo di prodotto richiede schede elettroniche meno complesse e reperibili da fornitori presenti in molti Paesi, e non esclusivamente in Cina, e per di più beneficia di una forte domanda proveniente dal mercato Usa.

Difficoltà meno marcate rispetto a Porcia, ma pur presenti, si registrano invece sia a Forlì (piani cottura e forni) che a Susegana (frigoriferi), che iniziano invece a risentire di una flessione della domanda. Quanto e se questo impatterà sull’occupazione è tema che approfondirà il tanto atteso coordinamento di gruppo.

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