Se prima era considerata una nicchia, il refurbished sta vivendo ora un momento di espansione e si sta allargando a molte tipologie di prodotti elettronici. Finora smartphone e abbigliamento-accessori hanno dominato questo mercato, ma si fa strada anche l’interesse per i piccoli e, sempre più spesso, per i grandi elettrodomestici ricondizionati. Infine, in un settore finora presidiato da piattaforme come Swappie, Vinted o eBay – senza dimenticare Amazon –, stanno entrando, forse con un po’ di ritardo ma con grande convinzione, anche i retailer del comparto elettrodomestico, alcuni dei quali abbiamo intervistato nelle pagine seguenti.
Il merito va alle piattaforme
Lo sviluppo del mercato, va detto, è solo in parte merito dei brand e dei grandi retailer che sono entrati in forze (e non tutti) solo recentemente. Il volano è stato il successo di realtà nate nel segmento: le varie Swappie, Refurbed, CertIdeal che operano online acquistando rivendendo e soprattutto revisionando i prodotti elettronici (soprattutto smartphone e IT ma è in corso un allargamento ad altre categorie) facendosene garanti. Un altro impulso è dato dalle centinaia di piccoli e piccolissimi negozi specializzati.
Sicuramente nel 2024 il second hand ha conquistato un posto sempre più rilevante nelle abitudini quotidiane: il 63% della popolazione ha dichiarato di aver acquistato o venduto oggetti usati, registrando una crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2023.
Per i giovanissimi l’acquisto second hand è più di una opzione: è una moda, uno status symbol. Ma l’aspetto davvero interessante è che anche i loro fratelli maggiori e genitori stanno superando la ritrosia verso il ‘prodotto usato’. Il 52% degli italiani ha acquistato o è disposto ad acquistare un dispositivo elettronico ricondizionato. Una maggioritaria ritrosia nei confronti dell’‘usato’ si registra solo fra gli ultracinquantacinquenni, i cosiddetti ‘boomer’.
Sostenibilità? Certo, è importante…
L’aspetto ecologico è sicuramente fondamentale: produrre uno smartphone ad esempio richiede moltissima acqua, energia elettrica e minerali, la cui estrazione e lavorazione comportano danni gravissimi all’ambiente, imballaggi e trasporto. Nel ciclo di vita di uno smartphone, l’80% dell’impronta ecologica avviene nella fase di produzione. A questo si aggiunge il costo ambientale dei rifiuti: le migliaia di tonnellate di prodotti elettronici conferite e quelle non lo sono ancora o buttate chissà dove.
Nelle inchieste di mercato l’aspetto ecologico è citato come una componente importante della preferenza per i prodotti second hand. È proprio questo profilo, prima ancora della marginalità o dei volumi, che ha convinto i retailer a concedere ai ricondizionati prezioso spazio negli scaffali degli store fisici: mostrarsi concretamente sostenibili proietta una immagine positiva sul brand. Il consumatore attento apprezzerà l’attenzione che il brand X o il retailer Y dedica al prodotto ricondizionato e questa immagine positiva sarà presente anche nella valutazione del prodotto ‘nuovo’.
…ma fattore chiave resta comunque il prezzo
La convenienza è il fattore principale che spinge il 48% degli italiani a scegliere prodotti ricondizionati. Il risparmio atteso nell’elettronica di consumo è del 30% rispetto al prezzo medio dello stesso prodotto nuovo. Attenzione però: il ricondizionato non attira solo chi altrimenti non potrebbe acquistare il prodotto; c’è infatti poco mercato per gli smartphone o i notebook entry level ricondizionati. L’interesse cresce con l’aumentare del prezzo-base, non a caso il prodotto più venduto è la serie iPhone di Apple. Sono frequenti anche i trade-in nei quali il cliente vende il prodotto vecchio e acquista quello uscito da poco della stessa serie pagando una differenza.
Dal consumatore al consumatore
Nelle piattaforme di second hand Consumer to Consumer (C2C), le transazioni avvengono fra privati: la veterana è eBay ma il tasso di crescita maggiore è vanto della lituana Vinted che, partita da zero nel 2008 con il solo abbigliamento, nel 2024 ha fatturato 813 milioni di euro, con circa 110 milioni di utenti in 23 Paesi e un suo proprio sistema di pagamento e di logistica. Il catalogo di Vinted si sta estendendo sempre di più all’elettronica di consumo, i retailer che entrano oggi nel mercato devono quindi faticare per togliere quote di mercato a protagonisti ormai consolidati. Probabilmente lo troveranno puntando sulla Generazione X e sui baby boomer prudenti, disposti a non cercare il miglior prezzo ma alla ricerca di garanzie che solo il brand di un retailer può dare.
Nelle pagine seguenti UpTrade ha intervistato i tre principali retailer italiani chiedendo loro realtà, prospettive e il loro modus operandi nel campo del second hand. Identico l’interesse per la categoria ma le modalità di azione sono ben diverse: Unieuro è forte nell’acquistare prodotti dai clienti ma ancora non li vende; Euronics si concentra sugli smartphone (trade-in e vendita), mentre MediaWorld si estende già a diverse categorie e crede tanto nelle prospettive di questo segmento da affidare l’intervista alla propria Chef Financial Officer.
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