Il bonus elettrodomestici ha funzionato: (vendite + 7%) e ha aiutato il made in Italy: estendiamolo dice Applia

Circa un terzo degli acquisti incentivati ha riguardato prodotti fabbricati nel nostro Paese. "Rifinanziamolo ed estendiamolo a tutta Europa", propome Marco Imparato
Marco Imparato Direttore Generale APPLiA Italia
Con un tempismo significativa Applia Italia condivide il dato delle vendite di elettrodomestici in Italia da novembre 2025 ad aprile 2026. Sono salite dell’8,8% in volume e del 6,9% in valore rispetto allo stesso periodo 12 mesi prima arrivando a 153 milioni di euro. Gli apparecchi maggiormente sositituiti sono stati lavatrici (74.026), forni (49.213), lavastoviglie (38.196), frigoriferi (26.699) e piani cottura elettrici (25.356).

Merito in buona parte del Bonus elettrodomestici che è appunto partito lo scorso novembre con 1,1 milioni di richieste di voucher, 250 mila dei quali utilizzati per un controvalore superiore a 35 milioni di euro e 35 milioni è il 22% dei 153 milioni di euro fatturati dai negozi. .

Circa il 60% dei voucher è stato destinato a famiglie con Isee inferiore a 25mila euro.

Tra i 7.835 prodotti eligibili per il bonus provenienti dall’Ue, oltre il 52% risultava prodotto in Italia e circa un terzo degli acquisti incentivati “ha riguardato prodotti fabbricati nel nostro Paese», sottolinea Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia. «Consideriamo questo bonus – continua – un progetto pilota di successo. Nonostante il periodo limitato – con possibilità di richiesta di voucher tra il 18 novembre e il 31 dicembre 2025, e con gli ultimi spesi entro marzo – ha portato risultati al di là delle aspettative”

Applia Italia ritiene che sia il momento di chiedere un rifinanziamento della misura (non tutti i 42 milioni disponibili sono stati spesi) ed estessa a livello europeo, contando sull’interesse dei due altri grandi Paesi produttori: Germania e Polonia.

“Fatturiamo 20 miliardi, 80 in Europa, con importante ricaduta occupazionale. Il settore dell’elettrodomestico va considerato strategico, come ha ribadito il ministro Urso al Consiglio Competitività a Bruxelles giovedì scorso, e ha bisogno di difesa e sostegni alla produzione.Va inserito tra i settori salvaguardati dall’Industrial Accelerator Act. E protetto anche con il Cbam: chiediamo che i nostri prodotti vengano inclusi nel suo perimetro, in modo che chi li importa extra Ue debba pagare il costo della CO2 come avviene per le produzioni europee. A settembre il Parlamento Ue voterà su questo», conclude Imparato.

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