I vecchi smartphone nei cassetti sono una miniera

Fraunhofer Austria per conto di Refurbed, ha stimato che in Italia i metalli rari e preziosi nei vecchi dispositivi dimenticati nei cassetti valgano 200 milioni di euro

Questo articolo è uscito sul numero di Gennaio-Febbraio di Uptrade

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 Nei cassetti delle case europee si nasconde un patrimonio spesso ignorato: oltre 642 milioni di vecchi smartphone inutilizzati. Una parte di questi – circa 211 milioni – potrebbe essere ricondizionata e rimessa in circolazione, ma il dato davvero sorprendente riguarda i restanti 431 milioni di dispositivi non più funzionanti. Secondo uno studio realizzato da Fraunhofer Austria per refurbed, pubblicato nel maggio 2025, all’interno di questi apparecchi si trova un valore complessivo di circa 1,1 miliardi di euro in materie prime recuperabili. Una risorsa preziosa non solo dal punto di vista economico, ma anche strategico, per l’Unione Europea.  Refurbed è il marketplace di prodotti ricondizionati in più rapida crescita nei mercati di lingua tedesca e nasce con l’intento di creare un impatto positivo sull’ambiente.

Il caso italiano è particolarmente significativo: nel nostro Paese si contano quasi 82 milioni di smartphone ormai abbandonati, di cui circa 26,3 milioni sono ancora ricondizionabili, mentre sono 55,7 milioni quelli potenzialmente riciclabili. Recuperarli significherebbe restituire all’industria oltre 679 tonnellate di cobalto, più di una tonnellata di oro e quantità rilevanti di stagno, tungsteno, magnesio e palladio. In termini economici, questo bacino di materiali vale oltre 200 milioni di euro e rappresenta un contributo strategico per ridurre la dipendenza dell’UE dalle importazioni extraeuropee. 

La produzione di smartphone richiede enormi quantità di materie prime critiche (CRM), come cobalto, palladio, magnesio e tungsteno. Molte di esse provengono da aree geopoliticamente instabili, dove l’estrazione può alimentare conflitti o generare gravi impatti ambientali. L’Unione Europea ha stilato una lista ufficiale che comprende 34 CRM considerate strategiche per il loro elevato valore economico e l’alto rischio di scarsità e punta a coprire, entro il 2030, almeno il 25% del proprio fabbisogno attraverso il riciclo: un obiettivo ambizioso considerando che oggi in Europa viene recuperato solo il 10% degli smartphone, mentre a livello globale la percentuale scende al 7,5%. 

Riciclo e riuso: la spinta necessaria 

Per invertire questa tendenza, iniziative come la rete europea RREUSE stanno lavorando per semplificare la raccolta e il corretto smaltimento dei dispositivi elettronici, mettendo in rete realtà locali attive nel riuso e nel riciclo. Secondo refurbed, servono politiche più incisive, incentivi ai consumatori e una progettazione orientata alla riparabilità. Perché nei nostri cassetti non ci sono solo vecchi telefoni: c’è una risorsa chiave per costruire un’economia davvero circolare. 

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