Flessione (-15%) solo apparente nella raccolta di pile e batterie esauste

Raccolte quasi 8900 tonnellate ma il Centro di Coordinamento avverte: alcune tipologie non sono più conteggiate
Fonte: Erion Energy

Il Rapporto Annuale 2025 pubblicato oggi dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (Cdcnpa), l’organismo che garantisce il funzionamento dei consorzi della filiera nazionale di raccolta e gestione delle batterie a fine vita, comunica – attraverso Il Sole 24 Ore – che nel 2025 sono state raccolte lo scorso anno in Italia 8.868 tonnellate di batterie e pile esauste: portatili (batterie stilo alcaline, a bottone al litio) o   presenti in smartphone, laptop e altri dispositivi elettronici di consumo.

Rispetto al 2024, il flusso di raccolta segna una flessione del 14,6%: 1.515 tonnellate in meno. Eppure la quota gestita dal Centro di Coordinamento passa dalle 5.353 tonnellate del 2024 alle 5.436 del 2025, con la parte di raccolta volontaria invece in calo.

Il calo però è solo apparente: “il regolamento europeo  2023/1542 ha comportato un ricalcolo dell’immesso portando all’esclusione di alcune tipologie, come le batterie al nichel cadmio o quelle al piombo, che non saranno più conteggiate tra le portatili ma tra le industriali‘, spiega Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori.

In ogni caso manca ancora tanta strada per raggiungere il target europeo del 73% di raccolta al 2030 (il tasso 2025 verrà calcolato più avanti, quello 2024 era fermo al 36,5%): «La possibilità di aumentarla parte sempre dal gesto del singolo cittadino».

Nel 2025 cresce la rete di raccolta con 15.053 punti iscritti al Cdcnpa in Italia: il numero di negozi, centri comunali, impianti di trattamento, grandi utilizzatori, centri di stoccaggio e di assistenza tecnica è aumentato del 3,6% sul 2024 e del 37% negli ultimi cinque anni. Il Nord concentra oltre 7.300 punti, mentre il Sud e le Isole registrano la crescita più sostenuta: +5,7%. Oltre il 70% del totale è composto dai punti vendita della distribuzione, ma il contributo principale ai flussi continua a provenire dai centri comunali.

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