“Right to repair”: una sfida per la filiera

Questa estate ha segnato una tappa importante per il settore perché gli Stati membri sono stati chiamati a recepire la Direttiva europea sul diritto alla riparazione.

La lettura più immediata riguarda i diritti dei consumatori: più possibilità di riparare un prodotto anche fuori garanzia, maggiore trasparenza su costi e tempi, ricambi disponibili a condizioni che non scoraggino gli interventi.

Tutto corretto. Ma a nostro avviso il significato della direttiva è più profondo. Per decenni il valore di un elettrodomestico o di un dispositivo elettronico si è misurato quasi esclusivamente nel momento della vendita. Oggi l’Europa propone un modello diverso: il valore continua anche dopo l’acquisto, nella capacità di mantenere quel prodotto efciente, riparabile e utilizzabile il più a lungo possibile.

E questo è un cambio di paradigma che coinvolge tutti. Per i produttori significa agevolare tutto l’iter, fornendo ai riparatori indipendenti e ai consumatori ricambi, documentazione tecnica e strumenti necessari. Per i centri assistenza vuol dire assumere un ruolo ancora più strategico. Per la distribuzione si apre l’opportunità di trasformare il post vendita da semplice servizio a leva di delizzazione e di business.

Naturalmente le incognite non mancano. Cosa significherà, nella pratica, far riparare i prodotti “a condizioni eque, con costi ragionevoli”? Le reti di assistenza saranno in grado di sostenere una domanda crescente? E il consumatore sarà davvero incentivato a riparare piuttosto che orientarsi verso un prodotto nuovo?

Quello che è certo è che la riparazione non sarà più un’attività a margine, ma diventerà uno degli elementi su cui si misurerà la competitività del settore. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità e all’economia circolare, la qualità di un marchio non dipenderà soltanto dall’innovazione dei suoi prodotti, ma anche dalla capacità di mantenerli efcienti nel tempo. Il diritto alla riparazione, quindi, non rappresenta soltanto un obbligo normativo, è il segnale di una trasformazione più ampia, destinata a ridenire il rapporto tra industria, distribuzione e consumatori. Perché, nei prossimi anni, la competitività non si misurerà soltanto nella capacità di vendere un prodotto, ma anche in quella di garantirne il valore nel tempo e di saperlo comunicare.

Vito Sinopoli

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