E tu ce l’hai il PID? L’e-commerce e la sfida degli identificatori di prodotto

Da novembre ogni prodotto importato nella UE dovrà avere un triplo codice univoco. Il ruolo dei marketplace e degli importatori

Da novembre le imprese che operano nelle vendite a distanza di beni importati nell’Unione europea dovranno comunicare alle autorità doganali gli identificatori di prodotto (PID – Product identifiers) di tutti i beni importati.
L’adempimento già possibile su base volontaria è richiesto dalla norma che ha abolito la franchigia doganale per le spedizioni fino a 150 euro imponendo dal 1° luglio un dazio di 3 euro per articolo.
I Più sono già utilizzati da manufacturer e importatori per la gestione di magazzini e per la logistica ma all’interno delle loro filiere, diviene ora obbligatorio condividerli sistematicamente alle dogane.
L’obiettivo della riforma è garantire la sicurezza del prodotto e le norme anti contraffazione. Disponendo di un Pid un prodotto riscontrato come non sicuro o contraffatto da una qualsiasi autorità doganale UE potrà essere rintracciato e bloccato in tutti i Paesi UE, in dogana e a valle.

I Più a dire il vero sono tre: il (Merchant product identifier), identifica l’articolo ed è assegnato dal venditore, il secondo Ns-Pid (Non-standardised manufacturer product identifier),è attribuito dal produttore secondo le sue logiche. Il terzo tipo S-Pid (Standardised manufacturer product identifier), è basato su standard internazionali pre esistenti come l’Ean o l’Isbn e non è obbligatorio.

In pratica il manufacturer garantisce il Ns-Pid e se esiste lo S-Pid, il marketplace che vende in uno o più Paesi UE deve stabilire il M-Pid. Questi codici sono comunicati dal dichiarante doganale.

Nel luglio 2028, ricorda il Sole 24 Ore, con la piena operatività del nuovo Codice doganale dell’Unione e dell’Eu customs data hub. In tale scenario, i Pid apriranno la strada al Passaporto digitale del prodotto (DPP) previsto dal Regolamento (UE) 2024/1781 sull’ecodesign, rendendo la trasparenza informativa un pilastro strutturale della circolazione delle merci nel mercato unico.

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