Nel nostro mercato si stanno moltiplicando i segnali di interesse verso il business del ricondizionato: da poli industriali dedicati al refurbishing a iniziative pilota di grandi gruppi, fino alla crescente attenzione normativa europea che spinge verso una maggiore durabilità e riparabilità dei prodotti. Non si tratta di un fenomeno marginale: per i produttori è l’occasione di presidiare una nuova area di business, mantenendo il controllo della liera e rafforzando la brand reputation in chiave sostenibile.
Per i retailer, invece, il ricondizionato può rappresentare una leva competitiva in un mercato sempre più maturo, dove la differenziazione passa (soprattutto) dalla capacità di intercettare un consumatore attento sia al prezzo sia all’impatto ambientale. Le esperienze raccolte nell’inchiesta a pag. 38 raccontano un trend in accelerazione.
Beko Europe ha aperto a Carinaro nel 2022 un centro che ha assunto il ruolo di polo logistico di ricambi e accessori a livello europeo per l’azienda, Haier Europe ha avviato nell’ex stabilimento Candy a Brugherio un polo di ricondizionamento per i Ged, Groupe Seb, inne, ha inserito il refurbishing tra i pilastri della propria strategia di sostenibilità, con l’obiettivo di arrivare al 3-5% del fatturato europeo generato dal second hand.
Quindi, se qualcuno ancora oggi avesse il dubbio e si chiedesse se è possibile trasformare quello che viene percepito come una perdita – in termini di materie prime e componenti non solo di valore economico – in un’opportunità, la risposta è sempre più sì. A vantaggio di tutta la filiera. La sfida, oggi, è duplice: da un lato costruire un modello economicamente sostenibile, capace di reggere i costi di manodopera e logistica; dall’altro creare fiducia nel consumatore, attraverso garanzie chiare e canali distributivi trasparenti.
L’esempio di iniziative come Garanzia3 Re-Use mostra che i servizi post-vendita sono parte integrante di questa nuova economia circolare. Il ricondizionato, insomma, non è un business residuale: è un terreno nuovo su cui il canale può generare valore aggiuntivo. Per i produttori signica estendere il ciclo di vita del prodotto, differenziare l’offerta e attivare nuove collaborazioni con le principali insegne partner; per i retailer rafforzare la marginalità e delizzare un cliente sempre più attento. Più che un’alternativa, il ricondizionato si prola come una nuova area strategica di crescita, pronta a integrarsi stabilmente nei modelli commerciali del settore.
Vito Sinopoli
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