C’è un equivoco di fondo quando si parla di eCommerce nel retail specializzato: considerarlo una semplice estensione digitale del punto vendita. Una replica, più o meno fedele, di dinamiche già consolidate. In realtà, oggi è evidente che non basta più.
Il lavoro di mistery shopping che presentiamo a pag. 18 nasce proprio da questa consapevolezza: osservare i principali siti delle insegne con lo sguardo di un consumatore reale, mettendo da parte logiche interne e abitudini di settore, per valutare ciò che davvero conta – la qualità dell’esperienza.
Il quadro che emerge è positivo: le insegne hanno investito, costruito piattaforme solide, ampliato servizi e reso l’acquisto online accessibile e, nella maggior parte dei casi, efficace. È un passaggio importante, che denota visione e importanti investimenti, e proprio per questo oggi la questione si sposta su un altro piano.
Non è più sufficiente ‘funzionare’: l’eCommerce è entrato in una fase più matura, in cui a fare la differenza non è la presenza di un servizio, ma la qualità complessiva dell’esperienza e la capacità di costruire un’identità digitale riconoscibile. Qui si gioca il vero banco di prova.
In molti casi, ciò che emerge è una certa difficoltà a compiere questo salto. Non tanto sul piano funzionale – dove il livello medio è ormai più che adeguato – quanto su quello strategico. I siti informano, ma non sempre accompagnano davvero la scelta. Spesso si limitano a replicare processi, senza strutturare un vero percorso.
Eppure, il retail specializzato parte da un vantaggio competitivo che i grandi marketplace non possono replicare: la relazione con il cliente, la competenza, la consulenza. Un patrimonio costruito nel punto vendita fisico che, ancora oggi, fatica a trovare una traduzione pienamente efficace nel digitale.
Il rischio, in questo scenario, è inseguire modelli non sostenibili – su tutti quello di Amazon – invece di valorizzare ciò che rende le insegne realmente distintive. Velocità e logistica sono leve difficilmente replicabili ma la qualità della relazione, invece, rappresenta un vantaggio esclusivo.
Ed è qui che si apre lo spazio più interessante. Il punto vendita non è un limite da superare, ma un asset da integrare. Il click & collect, la consulenza, il contatto diretto non sono elementi accessori: sono, potenzialmente, il vero valore competitivo. Ma per esserlo devono diventare parte di un’esperienza coerente, non un servizio aggiuntivo.
Le criticità che emergono in questo lavoro vanno lette in questa chiave. Non come un giudizio, ma come uno stimolo. Un contributo al dialogo tra operatori, con l’obiettivo di rafforzare un sistema che ha già dimostrato di avere competenze e capacità di evoluzione.
Perché la partita non è più tra online e off line, è tra chi riuscirà a integrarli davvero e chi continuerà a tenerli separati.
Vito Sinopoli
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